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Wer erfand das roulette

Wer erfand das roulette

Ma questo non successe es kommt zu. Nel , dopo la fine della seconda guerra mondiale, le Potenze vincitrici die Siegermacht, Siegermächte divisero la Germania in quattro zone: Gli alleati occidentali diedero ai politici tedeschi il compito di elaborare ausarbeiten, ausarbeitete, ausgearbeitet una costituzione democratica. Come luogo di riunione der Tagungsort, -e venne scelto Bonn. La hall del museo Alexander Koenig, in cui normalmente sonst erano in esposizione animali impagliati venne usata dal cosiddetto Consiglio Parlamentare come sala assembleare. La maggior parte dei 70 parlamentari der Abgeordnete, -n , che si riunirono il 1 settembre , erano concordi: Ma per altri temi ci furono discussioni.

Infatti alcuni erano contrari a stabilire aufnehmen [aufnimmst, aufnimmt] , aufnahm, aufgenommen la parità tra donne e uomini nella Legge Fondamentale. Ma alla fine le quattro donne del Consiglio la ebbero vinta sich durchsetzen, durchsetzte, durchgesetzt Per quanto ne pensano gli esperti costituzionali contemporanei la Legge Fondamentale ha tutto quello che una Costituzione richiede. Dopo la riunificazione die Wiedervereinigung, —en nel si discusse se la Legge Fondamentale anche nel nome dem Namen nach dovesse diventare una Costituzione. Ma la maggior parte dei tedeschi s'é nel frattempo abituata al sich gewöhnen, gewöhnte, gewöhnt an termine.

DE , Politica. L'ape che ronza. Ronza, ronza, ronza! Apina ronza qui attorno! Eh, noi non ti faremo niente di male, Vola solo via, nel bosco e nella brughiera! Cerca nelle inforescenze, cerca nei fiorellini Una gocciolina per te, una briciolina per te Ronza, ronza, ronza! Torna a casa con un ricco bottino Costruiscici un qualche favo pieno, Ronza, ronza, ronza! Con la candela di cera poi noi cerchiamo, Noci pepate e biscotti al miele Ronza, ronza, ronza!

DE , Filastrocche tedesche. Lavorare protegge dalla demenza senile. Uno studio del Giornale Internazionale di Psichiatria Geriatrica International Journal of Geriatric Psychiatry suggerisce che continuare a lavorare fino alla tarda età, piuttosto che il tipo di occupazione o formazione, possa aiutare a proteggere dalla demenza senile. Lo studio ha riguardato circa persone che hanno contratto to develop il morbo disease di Alzheimer. Ha accertato to assess il tempo che hanno passato in una formazione a tempo pieno e il tipo di lavoro che hanno fatto fino al momento in cui sono andati in pensione. I ricercatori non hanno fatto alcuna connessione tra l'inizio della the onset of: Ma hanno trovato che ogni anno passato in più al lavoro era associato a un ritardo di sei settimane dell'Alzheimer.

Dicono che questo mostra il valore di mantenere l'attività celebrale con il lavoro. Comunque si dice che molta più ricerca é necessaria per capire come ritardare o prevenire la demenza senile. EN , Scienza. Perdite record di BA. Ci si aspettava che i conti the figures: Sono anche in netto contrasto con il rendimento performance dello scorso anno quando ha realizzato un profitto di più di un miliardo di dollari. La compagnia aerea incolpa to blame due fattori: I commenti del capo esecutivo di BA, Willie Walsh, sono persino più sinistri. Dice che si tratta del più aspro harsh ambiente commerciale che la ditta ha mai affrontato e non vende alcun motivo per cui le cose debbano migliorare nel prossimo futuro.

Pubblicato domenica, maggio 24, Corvi per la regina. Il mastro reale dei corvi Coyle e uno dei suoi animali. Si chiamano, ad esempio, Thor, Erin e Merlin - e sono corvi. Secondo la leggenda der Sage nach il regno inglese cadrà stürzen, stürzte, gestürzt quando abbandoneranno la Torre di Londra. Un mastro dei corvi si occupa degli uccelli nella Torre. Sul prato der Rasen, — davanti a lui ci sono nove grossi uccelli neri. Mi stupisce molto la loro intelligenza", dice Coyle, che é da 25 anni al servizio della regina. Ma per Coyle i corvi non sono solo intelligenti, ma anche belli. Le loro penne splendono schimmern, schimmerte, geschimmert in molti colori diversi.

Alcuni turisti guardano a distanza di sicurezza una grossa, bianca torre di pietra, la "White Tower". Secondo la leggenda la torre crollerà einstürzen, einstürzte, eingestürzt quando tutti i corvi se ne voleranno via wegfliegen, wegflog, weggeflogen. Anche il regno inglese non esisterà più. Il mastro ha molto da fare tut einiges perché i corvi restino nella torre: Ogni due giorni c'é un uovo sodo e in inverno il cibo preferito dei corvi: Eppure talvolta alcuni corvi se ne volano via senza permesso die Erlaubnis, -se.

A volte danno anche le dimissioni senza preavviso fristlos entlassen. Ad esempio etwa quando sviluppano un grande interesse per le antenne televisive die Fernsehantenne, —n , come il corvo George. Per quando andrà in pensione, Derrick Coyle vuole portare con sè uno dei suoi corvi, se fosse possibile. Pubblicato sabato, maggio 23, Chi é alto guadagna di più.

In breve The long and short of [a story] questa notizia australiana dice che i lavoratori alti guadagnano significamene di più delle loro controparti counterpart di altezza ridotta vertically challenged. Un uomo alto sei piedi in metri: Heidegger, Essere e tempo , a cura di F. Volpi sulla versione di P. Chiodi, Longanesi, Milano , p. È chiaro che a questo punto la distinzione stessa tra interpretare e tradurre tende inevitabilmente ad assumere altri profili. E insomma, giusto per togliersi dalla tentazione di sfiorare, anche solo lontanamente, la benché minima soluzione, si potrebbe mettere la cosa nei termini di una sorta di parafrasi di un famoso testo di Nietzsche.

Quello nel quale si dice che, se non si vuole perire, è necessario continuare a sognare pur sapendo che si sta sognando. Affinché insomma il desiderio di interpretazione sia in qualche modo lasciato essere. Con leggero accento di rimprovero le parole mi furono rivolte dal direttore commerciale di una media casa editrice italiana. Cosa avevo combinato? Nulla di particolarmente trasgressivo o rivoluzionario.

Proposi poi il manoscritto ad alcuni editori. La maggior parte di loro non mi rispose. Uno si prese la briga di comunicarmi la risposta di un suo lettore, che apprezzava il testo e ne denunciava alcuni ragionevoli limiti, ma non ne fece nulla. Le parole riferite furono pronunciate nel gran teatro del Salone del libro di Torino dove mi ero recato in pellegrinaggio per tentare di piazzare il mio libretto. Semplice, forse troppo semplice. Il luogo comune ignora che un Bettelheim non si riconosceva nelle traduzioni inglesi della Standard Edition di testi freudiani, che aveva letto da giovane — si potrebbe dire — statu nascenti. Personalmente sono poco incline a sottoscrivere ipotesi paranoiche di tipo persecutorio.

Non esiste nessuno che perseguiti il povero dottor Sciacchitano, frustrando i suoi sforzi culturali. Anche se, nel caso, le cose sembravano andare proprio come aveva profetizzato quel simpatico direttore. Per chi e per che cosa dovevo sbattermi tanto? Da tempo avevo rinfocolato quel poco di tedesco che avevo imparato da piccolo alla scuola tedesca di via Boscovich a Milano, e leggevo ormai Freud in originale.

Mi bastava e avanzava. Particolare curioso, forse illustrativo. Al più, quando in pubblico citavo Freud dal testo originale, mi gratificavano con impercettibili ma diffusi risolini. Volevano inequivocabilmente dire: Poveri, li capisco. Erano ABF, analisti-ben-formati. Avevano speso decenni di formazione con notevoli oneri anche finanziari. Ormai per loro Freud era quel che gli avevano picchiato in testa le rispettive scuole di formazione. Non avevano la minima intenzione di fare la fatica di disimpararlo, seguendo le opinabili correzioni di un dilettante di tedesco.

Dovevo convincermi. In dieci anni ricevetti una sola richiesta di controllo del testo di Freud. Si trattava della parola, veramente difficile da tradurre in italiano, Urteilsverwerfung, che compare nello scritto metapsicologico sulla rimozione. Decisamente poco. Tutto finito, allora? Per esempio, setzen auf Rot, significa puntare sul rosso alla roulette.

Come era prevedibile, ho avuto modo di controllare altre traduzioni di testi tedeschi, scientifici, letterari, filosofici e altro. Ho constatato strafalcioni della stessa gravità di quelli ricorrenti nelle OSF. Inutile fare il Besserwisser, che corregge gli errori del mondo. Perché questa scelta? Non è giustificata solo dal mio interesse professionale. I testi analitici sono interessanti, non tanto per i contenuti, per lo più stranoti, ma per la forma. A tutti gli effetti la prosa di Freud è quella del narratore. La ragione è che il testo scientifico non è metaforico ma metonimico. La sua scrittura è retta da leggi di concatenazione lineare dei termini.

Non rappresentano difficoltà neppure i termini tecnici. Una buona traduzione scientifica prevede, almeno potenzialmente, un glossario che determini in modo univoco il significato dei termini tecnici. Fa ruotare il suo saggio intorno alla problematica che essa pone. La traduzione di un testo letterario o filosofico non si fa da testo a testo, ma — è la tesi tipica di Benjamin — da lingua a lingua.

Essendo commutatori di significato, che a sua volta dipende dalla lingua in toto, le metafore funzionano diversamente da lingua a lingua. Va reinventata. Per tradurre un testo letterario bisognerebbe procedere come usava Freud. Il traduttore legge una pagina. Poi chiude il libro. Infine riscrive la pagina nella propria lingua come se fosse il nuovo autore del testo. In realtà, secondo Benjamin, non si tradurrebbe neppure da lingua a lingua ma da una lingua a una terza lingua più pura — la lingua della verità — dove la lingua di arrivo mette in risonanza Widerhall la lingua di partenza. Chi mai trovasse o abbia trovato questa traduzione freudiana è gentilmente pregato di segnalarmelo.

Per strana analogia vengono in mente a questo proposito i tre momenti del tempo logico di Lacan: Forse non è un caso. Un testo analitico è intraducibile da testo a testo. Qualcuno potrebbe precipitarsi a concludere che i testi analitici sono intraducibili alla lettera, perché non sono scientifici. Sarebbe una conclusione affrettata, perché manca la controprova. Infatti, credo di non sbagliare affermando che non abbiamo esempi di traduzioni letterarie di Freud, cioè da lingua a lingua nel senso di Benjamin. Non ne è un esempio neppure la recente 8. Per il commentaire littéral de Freud cfr. Lacan, Écrits, Seuil, Paris , p. Benjamin, Die Aufgabe des Übersetzers, cit.

Quel che abbiamo di fronte sono solo esempi di traduzione dottrinaria. Sono traduzioni pesantemente ideologiche. Potrei sostenere la mia tesi con considerazioni di contenuto. Potrei poi passare a valutazioni meno contenutistiche sullo stile e la retorica della traduzione. Che è una traduzione professorale, polverosa, pretenziosa. La sua pretesa è di adeguarsi al modello del trattato scientifico.

Quantitativamente parlando, allunga il brodo di almeno un dieci per cento. Si potevano tradurre le Gesammelte Werke con un volume in meno. Fanno eccezione, come dicevo in nota, i grandi saggi metapsicologici dove si avverte un Freud stilisticamente più affaticato. Credo che la scelta di uno stile dottrinario abbia arrecato più danno al freudismo degli errori di traduzione dei singoli termini: Lo stile dottrinario inevitabilmente induce uno stile di pensiero conformista e non innovativo.

Il tempo è galantuomo, si dice. In questo caso dice la verità. Più durature di loro sono solo le bolle papali. La scienza si corregge e cambia nel tempo. La teoria darwiniana non si formula più come a metà del secolo scorso. La dottrina, anche quella psicanalitica, invece, è eterna, non cambia, ergo… Ergo non bisogna criticare, forse neppure riformare, le traduzioni di Freud esistenti.

Bisogna lasciarle al loro destino. Che è segnato, essendo quello di ogni catechismo: Personalmente nessuna delle due alternative, che mi sembrano entrambe religiose, mi attrae. Bisogna avere il coraggio di dire e dimostrare quel che la psicanalisi è: Chi mi legge conosce la mia scelta. La decisione va presa subito. La psicanalisi è una pratica di scrittura. Per esistere non le serve altro che scriversi. Il riferimento non è logocentrico. Sono prodotti di scrittura sia il silenzio sia la cancellazione della traccia scritta — come ha insegnato Derrida. Ma è scrittura il legame sociale stesso, quello per esempio che si scrive con il voto alle elezioni.

Prima che su carta dovevo inscrivere il mio testo nel tessuto sociale del transfert collettivo verso la psicanalisi, innanzitutto nel transfert dei giovani. Le istituzioni classiche della psicanalisi lo sanno bene e meglio di me. Sono tutte pratiche di conformazione, per non dire di conformismo, affatto esterne al vero sapere psicanalitico, quello che sa ridurre il dolore psichico.

Allora, se la psicanalisi è scrittura,13 è tutto chiaro. La tesi è autenticamente freudiana. Nel capitolo VII della Traumdeutung Freud disegna un modello di apparato psichico come scrittura polistratificata. Per produrre nuove traduzioni di Freud non resta che inventare nuovi legami sociali, alternativi a quelli istituzionali. E non penso, come il mio direttore editoriale, a qualche lobby.

Non parlo di istituire una qualsiasi contro-lobby. Ho in mente la trama del tessuto sociale che alimenta la pratica psicanalitica autentica, quella sorta di divenire epistemico che, come il fiume eracliteo, bagna le istituzioni analitiche e a cui esse si abbeverano prosciugandolo e a volte inquinandolo. Confido in un evento che prima o poi si verificherà. Prima o poi alcuni giovani scienziati, indipendentemente dal campo in cui operano — saranno fisici, chimici, biologi, matematici, psicologi o sociologi — si accorgeranno di Freud.

A questo proposito Freud parlerebbe di fattore economico o quantitativo. Sul punto non posso dilungarmi qui. E cominceranno a praticarla, cioè a scriverla, senza necessariamente passare per i riti di indottrinamento di questa o quella istituzione, di questa o quella scuola. Ma lo schematismo istituzionale non sa nulla di procedure scientifiche. Il riferimento è alla famigerata passe, inventata da Lacan nella sua scuola: I riti conseguono alla struttura, non la fondano. Tertium datur? Forse, ma si dà per una porta stretta. Note sul legame sociale epistemico, in M. Lodovichi e A. Freud avrebbe parlato di Kulturarbeit.

Addirittura e paradossalmente non vi sarebbero testi da tradurre. Diventando epistemica, la funzione del tempo si soggettivizzerebbe. Perdendo le caratteristiche di tempo cronometrico e spazializzato di marca positivistica, sarebbe il tempo stesso a inaugurare per il soggetto uno spazio epistemico nuovo, chiaro e distinto. Conscio, Preconscio e Inconscio, i cui termini estremi restano indefiniti.

La psicanalisi funzionerà come tutte le altre scienze, senza maestri, veri o supposti. E come nelle scienze, anche nella psicanalisi non ci sarà problema di traduzione. O meglio, essendo scomparsi i testi dottrinari, ci sarà il normale problema di traduzione di testi scientifici, letterari e filosofici, eventualmente corretti e rivisti. Nuovo e antico, cioè cartesiano.

La quale propone una concezione di falso, non come contrario del vero, ma come sapere imperfettamente saputo. La nozione di insieme è indefinibile, pena incorrere in antinomie. Ma la nozione di insieme è feconda di teorie. Paulo Barone. Michele Ranchetti. Wittgenstein, Celan, Freud, Rilke. Non credo, o almeno, non lo so. Questa avvertenza vale anche per la critica letteraria. È molto ben detto, ma per me sin troppo. Per me, il tutto è più semplice, o diciamo, meno consapevole. Preferirei ricordarmi il significato della parola tradurre: Mi viene anche in mente che quando si dovrà pesare un oggetto qualsiasi si dovrà sottrarre la tara.

Uso a proposito figure rozze, e materiali, perché continuo a imbattermi in traduttori e critici che invece di contemplare i bronzi di Riace restituiti alla loro forma originaria, rimpiangono tutte le incrostazioni alghe, conchiglie, coralli ecc. Ne riassumo brevemente i contorni. Le traduzioni diverse di alcuni termini, non necessarie, forse, ma certo non scandalose e insensate, volevano anche essere un piccolo contributo alla verità elementare che i termini adottati in ogni versione sono termini provvisori, passibili di sostituzione e Questo rischio di intoccabilità ha riguardato anche Freud, rimasto fisso nella sua opera omnia alla cui costruzione in lingua italiana non è intervenuto nessuno, davvero nessuno, della Società psicanalitica italiana che ora ritiene quella versione sua proprietà e suo bene inalienabile.

I primi due volumi sono stati accolti dalla stampa come offese alla divinità quale si era palesata in alcuni termini: Affekt, Verdrängung ecc. Ma di questi materiali nessuno si è accorto, preferendo accanirsi su alcuni reali errori di stampa e su alcune traduzioni discutibili. Mi sono chiesto se la violenta ostilità con cui è stata accolta la nuova iniziativa dipendesse dalle varianti nella traduzione, e come mai questa ostilità ricevesse un simile consenso. Era, è una questione di traduzione? Davvero ne dubito.

Del resto, la stessa concezione di opera omnia è, secondo me, un assurdo o almeno una cattiva abitudine che favorisce la costruzione di monumenti ad autori defunti o prossimi a morire, dato che un bel monumento alla memoria, stavo per dire un bel meridiano, non si nega a nessuno. Sa anche che il suo tentativo, sempre destinato a fallire, è storico, ossia è connesso al suo tempo, al tempo della sua presenza al mondo che è, comunque, breve. Nessuna traduzione sfugge alla storia, che è anche storia della lingua.

Ogni classico esige di venire ritradotto, se lo si vuole leggere e capire. Non so bene perché, ma mi vengono in mente coloro che si lamentavano a Cana che il vino fosse di qualità scadente o in altra occasione che il pesce non fosse fresco: Non credo, poi, rispondendo a una sua riflessione intelligente, che il pensiero psicanalitico sopravviva ormai fuori di sé. Certo, non sopravvive nella posta del cuore e degli affanni, in cui si cimentano molti psicologi di successo pronti a ricondurre in un sufficiente equilibrio di sopravvivenza aziendale i loro pazienti epistolari, e neppure nelle enciclopedie del sapere psicanalitico.

Continuo a credere e a desiderare che la grande interrogazione conoscitiva di Freud e dei suoi confratelli sia ancora necessaria, o, meglio, abbia ancora un senso, e questo senso sia presente e rintracciabile nella storia della psicanalisi, che è anche una storia interrotta, più che esaurita. Credo, infatti, che si debba restituire alle traduzioni il loro compito, che è quello di consentire, a chi non possa leggere i testi nella loro lingua originale, la possibilità di leggerli: Ma non di più. Quel lupo è diventato un animale domestico portato a passeggio nelle redazioni dei rotocalchi.

Ma non si tratta di questo. Come e quanto possono disseminarsi i compiti del traduttore? Chi vi è implicato? Quando cominciamo a tradurre? Si tramandano leggende su una Olivetti lettera 22, con su un foglio di una traduzione di Husserl, rotolata giù e disperatamente inseguita per la collina torinese. Un lavoro dunque consapevolmente fatto per motivi diversi da quelli di una. Si trattava piuttosto di un esercizio — di lingua e di pensiero — che non aveva, almeno nelle intenzioni, niente di dilettantesco, essendo accompagnato da un senso di necessità.

Il traduttore per caso, infatti, non è colui o colei che traduce per uso o piacere privato un testo: Se non cede, forse incontrerà per la prima volta il suo autore e il suo testo, come in gran parte ignoto, intraducibile, ma in fondo nato a nuova vita. Un ri-fare, ri-petere a cui corrisponde una partecipazione e una condivisione emotiva e cognitiva di tipo molto particolare.

Il lavoro del traduttore non produce dunque né opera, né risultati, la sua qualità sta esclusivamente nella sua attuazione, nel suo farsi. Questi termini non alludono Il mio sguardo vagava su quelle parole strane senza sapere dove posarsi. Da Lettere a una professoressa, della Scuola di Barbiana Mi sembrava fosse Cicerone. Ho cercato su Google e ho ritrovato il passaggio esatto, con più di una possibile traduzione, in alcuni dei siti che forniscono versioni e traduzioni online. Cicerone, Tusculanae disputationes, V, Segno che continua a essere un classico.

Non andavo male in latino. Bisognerebbe, forse, aggiungere: È la prima grande difficoltà di ogni versione in classe: Ho provato a chiedere ad altri traduttori in classe di ieri e di oggi. Chi non riesce a ricordare un passaggio preciso ricorda comunque la sensazione di smarrimento e di frustrazione di fronte a una o più frasi che proprio non avevano senso. Lo spaesamento prodotto dal nome proprio di un personaggio ignoto ma decisivo nelle poche righe di quella versione. La ricerca — sempre sconsi Infine la correzione. È una pratica, questa della traduzione in classe, che continuano a sperimentare tantissimi allievi e allieve delle scuole superiori italiane.

Ormai, è vero, si tratta solo di traduzioni dal latino o dal greco, perché dalla didattica delle lingue moderne inglese, francese, tedesco ecc. A saper tradurre insegnano, oggi, buona parte dei manuali scolastici di latino e greco: Insomma, quello della traduzione in classe è un mondo enorme e spesso disconosciuto: Mi chiedo: E che poi si intreccia in modi spesso interessanti con la variegata galassia degli studi inter culturali e postcoloniali: Ci viene, da questa linea di riflessioni e ricerche, un suggerimento pedagogico prezioso: La prima risposta potrebbe essere: Adamo, La traduzione come metafora concettuale, in Id.

Mentre le teorie della traduzione parlano di incertezze, pluralità, ambiguità, aporie, le tecniche della traduzione soprattutto della traduzione in classe assumono la forma di pianificazioni ben organizzate, che si preoccupano soprattutto di identificare, ordinare, gestire in modo razionale e funzionale problemi e difficoltà che sembrerebbero destinati a svanire non appena si individuino con chiarezza e precisione il predicato verbale e il soggetto. E qui forse troviamo anche in classe, ma in negativo, alcune delle osservazioni sviluppate da chi si occupa di traduzione nei contesti postcoloniali.

Discutendo da un punto di vista del Sud del mondo le riflessioni di. Benjamin, Il compito del traduttore , in Angelus Novus, trad. Solmi, Einaudi, Torino , pp. Bhabha, I luoghi della cultura , trad. Taylor, abbiamo la nostra intera vita per mangiare pesce e verdure al vapore. Taylor, wir können unser ganzes Leben lang Fisch und vegetarisches Zeug essen. Fisch und vegetarisches Zeug essen. Come lei ha evidenziato, signor Commissario, i consumatori chiedono sempre più di mangiare pesce e frutti di mare e simili. Appetit der Verbraucher auf Meeresfrüchte , also Fisch, Schalentiere usw. In particolare, mi auguro che, in futuro, tutte le donne del mondo potranno mangiare pesce proveniente dalle acque locali, senza correre il rischio di danneggiare lo sviluppo dei loro figli.

Für die Zukunft hoffe ich vor allem, dass alle Frauen auf der ganzen Welt den Fisch aus den Gewässern in ihrer unmittelbaren Umgebung essen können, ohne einen Schaden für die Entwicklung ihrer Kinder befürchten zu müssen. Fisch aus den Gewässern in ihrer unmittelbaren Umgebung essen können, ohne einen Schaden für die Entwicklung ihrer Kinder befürchten zu müssen. Che ne è stato poi del Was wurde aus dem Fischlokal , das du geplant hattest? Fischlokal , das du geplant hattest? Umberto Eco e Claudio Magris con i loro traduttori.

Si è trattato di un secondo appuntamento un incontro analogo si è svolto nel a Trieste , quasi a voler ribadire che confronti fra autori e traduttori travalicano i confini di semplici consultazioni, volte a risolvere e dirimere questioni traduttologiche contingenti — a Pola si è discusso in primo luogo dei romanzi Alla cieca di Magris e La misteriosa fiamma della regina Loana di Eco. Succede sovente che tali confronti suggeriscano ipotesi di lavoro più ampie, se non addirittura osservazioni teoriche sul tradurre. Che annotazioni a margine possano avere credito teorico e soluzioni, a prima vista provvisorie, statuto di scientificità, sembra essere accettato da molti addetti ai lavori, tanto più se a presiedere simili sessioni sono due protagonisti della letteratura e critica letteraria contemporanea che da anni a vario titolo si occupano di traduzioni vuoi perché traducono, vuoi — e molto più spesso — perché vengono tradotti e collaborano con i propri traduttori, vuoi, infine, perché elaborano in seguito le proprie osservazioni dando vita, in certi casi, a poderosi volumi.

Veronika Brecelj vive a Trieste, insegna nelle scuole slovene, traduce in sloveno testi filosofici e letterari. Eppure si traduce, e allora per rispondere alla domanda si potrebbe, forse, ricorrere al rigore kantiano e tentare di indirizzare il problema in questi termini: Dunque, se la questione diventa: Tradurre obbliga a scegliere, rinunciare, perdere, ma fa anche guadagnare, fa vibrare il testo di potenzialità nuove.

Ogni scelta, anche la più insignificante, mette in gioco calcoli di una complessità infinita: Che il livello ritmico di un testo debba essere assolutamente preservato, sembra essere convinzione comune degli scrittori. Per salvaguardare il ritmo, continua Eco, il traduttore E i traduttori? E, allora, prima di tradurre bisogna capire, interpretare, fare una scommessa, afferma Eco, sul senso di un testo. Un traduttore è un tuo interprete, ma un interprete di tipo particolare, che ti ha letto con attenzione spasmodica, che di solito conosce la tua opera meglio di te stesso — e che con le sue domande o le sue proposte ti convince che sovente un testo è più intelligente del suo autore, e cioè dice cose a cui tu non avevi pensato.

È difficile imbrogliare un traduttore. Non necessariamentre, replica Eco: Anzi, aggiungiamo noi, per essere ancora più rigorosi, non deve proprio modificarlo. Ma se, per ritornare alla questione dei falsi, alzando la posta, e seguendo il traduttore ungherese di Eco, Imre Barna, fossero falsi il carattere della traduzione, come pure i problemi che il traduttore abitualmente lamenta?

Una traduzione non riguarda soltanto il passaggio tra due lingue, ma tra due culture, tra due enciclopedie, ribadisce la traduttrice russa delle opere di Eco, Elena Kostioukovitch. Anche nel tradurre semplici filastrocche che compaiono nel romanzo La Ogni gesto traduttivo è allora gesto interculturale. Nelle dispute traduttologiche ricorre spesso, a tal proposito, la metafora della traduzione come viaggio: Già Goethe consigliava al traduttore di comportarsi come un viaggiatore, di adattarsi alle consuetudini di una diversa popolazione, assimilarne gli usi linguistici, la mentalità e i costumi.

Secondo Eco il criterio dovrebbe essere flessibile per i testi moderni: Mantenere in tensione ambedue, suggerisce Magris: Ci sono piuttosto lealtà, onestà, rispetto, pietà. Abbiamo chiesto loro di raccontarci brevemente esperienze e problemi. È una donna a firmare. Si tratta di una lettera, e di una donna a una donna. Madame de Maintenon scrive a Madame Brinon. Dice, insomma, questa donna, che al Re dona tutto. Sembrerebbe più conveniente scegliere la parola più comune, e insieme più generale, che porta in sé anche il senso più specifico, senza imporlo dove non emerge, o dove non funziona.

Dando 1. Derrida, Donare il tempo , trad. Berto, Raffaello Cortina, Milano , p. Sicuramente questa seconda versione è più scorrevole. È forse anche più corretta e, in un certo senso, più appropriata: Perché farli tacere? Tornando, per il momento, alla scorrevolezza, è vero che si potrebbe fare anche di meglio. Per esempio: Si tratta infatti della lettera di una donna a una donna.

Le dice, in sostanza, che dà tutto al Re. Con un ultimo ritocco, si potrebbe tradurre anche la citazione iniziale. Eppure, anche dopo una certa distanza di tempo, dopo essermi esercitata ulteriormente nella traduzione, manterrei, ancora, la scelta iniziale. Nella traduzione italiana di Donner le temps, alla fine del passo citato compare una nota: Sembrerebbe dunque che, almeno per quanto riguarda la traduzione di donner, la scelta nasca da un ripiego: E il lettore è subito avvertito che quel passo impacciato in cui si è imbattuto non è solo un problema di avvio, di adattamento; al contrario, lo 2.

Ivi, pp. Non si tratta allora più tanto di un contenuto di pensiero, ma proprio del modo in cui il testo procede, della sua scrittura. Non occorre certo essere interessati al dono per ricorrere frequentemente al termine donner. Anzi, il suo rimando alla dimensione del donare risulta quasi sempre dimenticato. Ma cosa vuol dire questo rapporto della parola con il dono? Derrida è convinto di no: Non lo sappiamo più. Ma se ogni parola è contaminata dal dono, allora ogni volta, quando utilizziamo le parole date o donate nella nostra lingua, non sappiamo davvero quello che diciamo. Derrida, Il tempo degli addii , trad. Soresi, Mimesis, Milano Ogni volta, in una traduzione, rimangono dei nodi irrisolti, su cui si deve ritornare.

Bisogna cercare di sciogliere questi nodi, di trovare una soluzione, se si vuole che il testo tradotto scorra, funzioni, parli nella nuova lingua. Si tratta, in genere, di scegliere, tra diverse possibilità, la parola più appropriata, o di ricorrere, se necessario, a un giro di parole. Ma succede più volte che, in questo sostare sulle parole, si scopra come già nella lingua originale esse risultano meno chiare di quanto si è portati a pensare, debordano dal loro significato corrente.

Spesso la loro familiarità nasconde rimandi che passano inosservati: È come se, nella parola, restasse qualcosa di eccedente rispetto al suo significato usuale, qualcosa che la sottrae a una piena comprensione: Nella familiarità della parola donner, il rimando al dono è talmente affievolito 6. Derrida, Il segreto del nome , trad. Garritano, Jaca Book, Milano La letteralità della traduzione intensifica, in questo caso, quel richiamo continuo del dono che proviene innanzitutto, in francese, dal ritmo del testo. Quel che la traduzione non deve perdere è proprio, paradossalmente, questa intraducibilità.

La scrittura di Derrida insiste volutamente su questo resto, e insieme ne è ossessionata. Tradurre Derrida significa dunque scontrarsi in primo luogo con una serie di sfide alla traduzione che derivano da una strana proprietà della lingua: Derrida svolge già, nella propria lingua, il compito del traduttore: Ogni testo è un percorso singolare, irripetibile, che procede con un passo del tutto particolare. Accompagnare quel cammino significa necessariamente deviare rispetto a esso, sfalsarne il ritmo mentre si tenta di riprodurlo.

Cosa dice quella frase? Ma cosa succede quando scriviamo parole come temps, donner, reste? Non mettiamo in gioco qualcosa che sfugge al nostro controllo e alla nostra comprensione? Non diciamo di più di quello che intendiamo dire? Come se il discorso non scorresse mai via del tutto, appena facciamo attenzione alla lettera: La frase è preceduta da due parole, scritte in corsivo, unite e separate da un trattino. Se, per figura, questi luoghi metaforici sono le lingue prese nella loro pluralità, il passe-partout permette di entrarvi e di uscirvi. Derrida, La verità in pittura , trad. Pozzi, Newton Compton, Milano , p.

Come dire della sua comunicabilità. Qui sembra che il Lo stesso scenario metterebbe in scena un altro quadro e un altro movimento di cornice, quello di una pars de costruens, con cui la decostruzione si dispiega quale discorso filosofico performativo. Ora, le parole-chiave vengono utilizzate da Derrida con lo scopo di far vedere quando e come esse non funzionano a partire dal codice in cui compaiono in quanto significative.

La decostruzione rielabora le regole del funzionamento generale dei codici linguistici per evidenziare quei casi che, nella loro apparente eccezionalità, non si assoggettano al logocentrismo e alla sua economia simbolica. Non si tratta solo di percorrere, dunque, la 2. Restituire il carattere di sogno e di fantasma al senza fondo del discorso e del testo, svelandolo al contempo come sogno o fantasma, è il compito che Derrida pare attribuire al traduttore ovvero, sempre, a se stesso. Con Benjamin, ma anche oltre lui, Derrida si assume un compito che è un rischio e un pericolo, in quanto si tratta di percorrere, traducendo, il bordo del senso.

Questo pericolo da correre è la sua follia. Derrida mette alla prova alcune pagine del Mercante di Venezia di Shakespeare fornendone una traduzione che è anche un commento. Derrida avanza tre giustificazioni per la sua traduzione. Questa dimensione qui viene appunto evocata da un gusto della giustizia che si perde nella logica e nella retorica impiegate da Porzia nella sua arringa.

E perché rievocare 7. Fortleben e Überleben. E, forse, della sopravvivenza come salvezza salut. La retorica della grazia impiegata con sagacia da Porzia ha uno scopo preciso. La traduzione rilevante ci farebbe udire questo altro senso che abita il logos, istanza resistente alla sua economia e alla sua scaltrezza. Di quale singolarità si tratta, dunque? Che la parola relève cade, per la prima volta, in un discorso sul segno in Hegel e, particolare non trascurabile, quando ne va del senso di un simbolo.

Se con Hegel si attribuisce al segno il valore di piena trasparenza del senso in una veste che gli è perfettamente adeguata, allora il simbolo non è ancora segno da parte a parte, non è giunto a perfetta adeguazione a sé; piuttosto, è il nucleo germinale del segno, un segno-prima-del-segno, un non-ancora-segno che è al tempo stesso un divenire-segno.

La letteralità del simbolo, nella prospettiva hegeliana, promette dunque una Vollendung che si realizza nel logos filosofico come chiusura circolare, ritorno della parola a sé nella sua piena trasparenza di senso. Occorre che la piramide cessi di essere monumento e possa diventare libro affinché lo spirito custodito nella cripta possa liberarsi. La condanna del simbolo e, con essa, di tutte le forme di linguaggio che vi fanno ricorso come i geroglifici egizi e gli ideogrammi cinesi si rende legit Sulla funzione di pivot del passaggio compiuto da Derrida attraverso la semiologia hegeliana rimando al saggio di P.

Come a dire in una traduzione adeguata del movimento dello spirito. Oppure il limite, obliquamente, di sorpresa, riserva sempre un colpo in più al sapere filosofico? Tra queste due affermazioni, la rovina della lingua come Uno, culminante nella sua babelizzazione, sancisce anche la fine della traduzione nel suo continuo rilancio.

Derrida, Timpano, in Margini della filosofia , trad. Iofrida, Einaudi, Torino , p. Derrida apparteneva ancora alla generazione di filosofi per cui il tedesco era una lingua magica, e largheggiava; mi sembra ancora di sentirlo quando leggeva: Freud, Nietzsche, Heidegger, Husserl. Geschlecht, Nachschrift, Traumdeutung. Adorno, Minima Moralia, Suhrkamp, Frankfurt a. Solmi, Minima Moralia, introduzione di L. Ceppa, Einaudi, Torino , p. Chiaramente no. Bene, beccati questo. Facioni, Glas, Bompiani, Milano , p.

Differenza, diaferenza, anche direzione si propose nel convegno a cui alludo. Blocchi di ghiaccio alla deriva nel mare, pericolosissimi per le navi, e ora sempre più numerosi a causa del riscaldamento del pianeta. Gioco di parole intraducibile. In tedesco nel testo. Tranne che, devo confessarlo, mi sembra che non ci sia un solo filosofo, da Platone a Nietzsche, che, avendone avuta la possibilità, abbia rinunciato alle battute. Per esempio un esempio a caso? Derrida non riusciva a non ridere, e difatti si chiedeva da quale parte della Foresta Nera avesse mai incontrato una scimmia. Ma si rideva di Heidegger, non con lui. E poi ci si incominciava a preoccupare.

Deuticke, Leipzig-Wien ; trad. Daniele e E. Forse la scelta di questo termine allude alle frequentazioni freudiane di Derrida. In inglese nel testo. Equivale in buona sostanza al Witz. In castigliano nel testo. Equivale in buona sostanza al wit. In francese nel testo. Equivale in buona sostanza alla agudeza. In italiano nel testo. Entrambe in Ecce homo. Normalmente tradotto con Che cosa significa pensare. Ma è anche possibile la traduzione A cosa chiama il pensiero?. Questa riflessione, che. Torniamo a Jacques. Dunque, il traduttore fedele alle associazioni aveva ragione di tradurre fin dove poteva, e poi di farcire di note del traduttore.

Entro certi limiti, era un gioco calcolato. Al lupo! Per il contesto di questi riferimenti, e per la poetica che vi è sottesa, cfr. Ferraris, Ermeneutica di Proust, Guerini, Milano Non sfuggirà a chi legge la perniciosa tendenza dello scrivente a mettersi sullo stesso piano di Derrida, a creare parallelismi pazzeschi o comunque fuori luogo. Derrida, Des tours de Babel [glielo avevo suggerito io di tenere il francese, trattandosi di un gioco di parole intraducibile], trad. Il testo sulla traduzione intraducibile è stato ovviamente tradotto in spagnolo, inglese, tedesco, e in molte altre lingue.

È per esempio immaginabile che Goebbels avrebbe riso di Bananas? Non è chiarissimo il richiamo a quel luogo in questo contesto. Io credo che nella decostruzione non vi sia che transfert: Derrida, Memorie per Paul de Man. Derrida nasce in Algeria nel in una famiglia di origine ebraica. Nel il Decreto Crémieux concede la cittadinanza francese agli ebrei nati in Algeria. Fummo ostaggi dei francesi, permanentemente [ Berto, Raffaello Cortina, Milano , pp. Parliamo una lingua, una sola, che per essenza non ci appartiene: Molteplici pieghe sembrano annunciarsi.

Quanti gesti e movimenti questo atto richiede? Come abitare questa lingua che. La lingua non appartiene a nessuno. Certo non a chi se la vede imporre, ma nemmeno a chi se ne crede proprietario: A questo primo movimento di appropriazione, Derrida fa seguire una sorta di contro-movimento, un effetto di rivoluzione, o liberazione emancipatoria che prende la forma di una riappropriazione, un desiderio di vendetta nei confronti di questa lingua che non si ha. Come abitare allora questa lingua folle che mi fa parlare senza appartenermi? Ebbene, dice Derrida, abitandola in modo improprio. Ecco allora la piega in cui si iscrive lo snodo stesso che lega una situazione idiomatica storica e singolare quella di Derrida con una struttura a priori che tale singolarità ri-marca.

Derrida, B. Stiegler, Ecografie della televisione , trad. Piana e L. Chiesa, Raffaello Cortina, Milano , p. Ecco la sua follia: Al cuore della lingua, e della sua legge, dimora dunque una follia. E questa divisione farà ingelosire, e farà sognare e desiderare di scrivere e tradursi in esso. La lingua è attraversata da una doppia piega differenziale. Non è possibile, allora, alcun metalinguaggio: Si annuncia qualcosa dentro la lingua che appartiene al fuori. Essa non è propriamente una lingua perché non esiste, è piuttosto 9. Non se ne esce dalla lingua. Al contrario, si tratta di tradursi in essa, nello spazio disconnesso della sua non identità a sé.

Piega differenziale, o différance, che ri-marca il monolinguismo a partire da una memoria immemoriale e ipermnesica di una lingua mai stata, mai stata presente, perché impresentabile. Possiamo donarle il suo e nostro altro. Possiamo graffiarla, per questo, mostrando lo scarto e la non tenuta del suo essere presente a sé. Come la legge, come la madre, la lingua è folle. Folle di sé, della sua divisione. E la scrittura onora la linguamadre trasformandola, facendola parlare altrimenti, ovvero rimarcando in essa le pieghe della sua stessa scissione.

Parlare è il continuo tradursi nella divisione della lingua sempre unica, ma mai una. Le lingue non si contano, dice Derrida. Esse sono sempre, ogni volta, più di una. Sempre in traduzione. Paul Celan, poesia e pensiero, mette alla prova i suoi traduttori. Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete [ Celan, Sotto il tiro di presagi. Poesie inedite , trad. Ranchetti e J. Leskien, Einaudi, Torino Potreste essere in grado di individuare la visualizzazione di alcuni modelli, per esempio otto o 9 numeri neri seguito da un paio di numeri rossi, costanti numeri pari o dispari o una corsa di un numero di cifre.

Nelle case tradizionali scommesse, si trovano sia coerente o una ruota di una tonnellata di incoerenza. Se si vorrà puntare o non è veramente affidamento sugli stili di giochi che ti piace. Le jeu de roulette est souvent inclus dans les jeux de hasard tels que les machines à sous vidéo ou le keno car, selon quelques personnes, il est absolument arbitraire. Bien, si vous parlez avec des gens qui utilisent leur temps d'enregistrer une roulette, ils vous racontent une histoire totalement différente. Roulette peut décrit comme un jeu de hasard ou un jeu d'habileté. Nous pouvons tirer une telle évaluation parce que gagner à la roulette dépend du revendeur ou croupiers qui font tourner la roue.

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Vous pourriez être en mesure de déceler certaines tendances montrant jusqu'à, par exemple huit ou 9 numéros noirs suivie par un couple de chiffres rouges, constant nombre pair ou impair ou une course d'un chiffres. Si il semble y avoir une logique du tout à la roue de folie, vous pouvez obtenir un jeu de roulette équitable. Tout est basé sur qui tourne la roue et on ne peut jamais acquérir cette connaissance quand vous misez sur la roulette sur le net. Vous avez aussi souvent trouver un jeu en ligne qui a une sorte de régularité, bien que ce qui est anormal.

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